È l’unica istituzione dell’Unione eletta direttamente dai cittadini, eppure resta la più fraintesa: cosa può fare davvero, chi sono i 720 eurodeputati, perché siedono per gruppi politici e non per nazionalità, e perché il Parlamento ha tre sedi. Una guida per orientarsi — proprio mentre a Strasburgo è in corso la sessione plenaria.
Cos’è e perché conta
Il Parlamento europeo è l’organo che dà voce diretta a oltre 450 milioni di cittadini dell’Unione. È l’unica istituzione UE i cui membri vengono scelti dagli elettori, ogni cinque anni, in tutti i ventisette Stati. Per decenni è stato poco più di un’assemblea consultiva; oggi, dopo le riforme dei trattati culminate nel Trattato di Lisbona, è un vero co-legislatore, alla pari del Consiglio su gran parte delle materie.
Le ultime elezioni si sono tenute nel giugno 2024 e hanno consegnato un emiciclo da 720 seggi – quindici in più rispetto alla legislatura precedente.
Chi sono i 720 eurodeputati
Il numero di seggi assegnati a ciascun Paese non è proporzionale puro alla popolazione, ma segue il principio della proporzionalità degressiva: ogni eurodeputato di uno Stato grande rappresenta più cittadini di uno eletto in uno Stato piccolo. In concreto, nessun Paese può avere meno di 6 o più di 96 eurodeputati. È un compromesso voluto: garantisce ai piccoli una voce significativa senza schiacciare il peso dei grandi.
Gruppi politici, non bandiere
È forse l’aspetto che più distingue il Parlamento europeo dalle assemblee nazionali: gli eurodeputati non siedono divisi per nazionalità, ma per affinità politica, organizzati in gruppi transnazionali. Per costituire un gruppo riconosciuto servono almeno 23 membri eletti in almeno un quarto degli Stati (cioè sette Paesi). Chi non aderisce a nessun gruppo siede tra i “non iscritti”.
Nella legislatura in corso i gruppi sono otto – uno in più rispetto alla precedente. I due più numerosi restano il Partito popolare europeo (PPE, di centrodestra) e l’Alleanza dei Socialisti e Democratici (S&D), seguiti da Patrioti per l’Europa, dai Conservatori e Riformisti (ECR), dai liberali di Renew Europe, dai Verdi/ALE, dalla Sinistra e dal gruppo Europa delle Nazioni Sovrane. Sono i gruppi, con i loro equilibri e le loro maggioranze variabili, a determinare chi guida le commissioni e quali testi passano.
Cosa fa davvero: i quattro poteri
Il modo più chiaro per capire il peso del Parlamento è guardare alle sue funzioni.
1. Legislazione. Sulla maggior parte delle materie il Parlamento è co-legislatore con il Consiglio attraverso la procedura legislativa ordinaria: la Commissione propone, Parlamento e Consiglio negoziano ed emendano, spesso in incontri a tre – i cosiddetti triloghi – fino a un testo comune. Nessuna delle due camere può imporsi sull’altra: senza accordo, la norma non passa.
2. Bilancio. Il Parlamento adotta il bilancio annuale dell’Unione insieme al Consiglio e dà il via libera finale. È una leva tutt’altro che simbolica: è anche attraverso il controllo dei conti che l’assemblea esercita pressione politica sulle altre istituzioni.
3. Controllo politico. È il Parlamento a eleggere il presidente della Commissione e ad approvare l’intero collegio dei commissari prima del loro insediamento; e può sfiduciarlo con una mozione di censura. Nel luglio 2024, per esempio, ha confermato Ursula von der Leyen per un secondo mandato con 401 voti a favore. A questo si aggiungono interrogazioni, audizioni e commissioni d’inchiesta.
4. Consenso. Per gli accordi internazionali – a partire da quelli commerciali – e per le adesioni di nuovi Stati, l’ultima parola spetta al Parlamento, che deve dare il proprio assenso. È esattamente ciò che accade in questi giorni a Strasburgo, dove l’emiciclo è chiamato a ratificare l’intesa commerciale con gli Stati Uniti: senza il sì dei deputati, l’accordo non entra in vigore.
Come lavora
Il grosso del lavoro non avviene in aula, ma nelle commissioni: una ventina, più alcune sottocommissioni, ciascuna competente per un settore (commercio, ambiente, affari economici e così via). Qui i testi vengono esaminati, emendati e affidati a un relatore, l’eurodeputato incaricato di seguire un dossier e di costruire il consenso necessario a farlo approvare. Solo dopo il passaggio in commissione i testi arrivano al voto della plenaria.
Perché tre sedi
È una delle peculiarità più discusse. La plenaria si riunisce dodici volte l’anno a Strasburgo, in sessioni di quattro giorni, cui si aggiungono alcune mini-sessioni a Bruxelles, dove si svolge anche il lavoro delle commissioni; il Segretariato generale ha base a Lussemburgo. Una geografia istituzionale che risponde a equilibri storici tra Stati membri più che a esigenze di efficienza, e che da anni alimenta il dibattito sui costi del “circo viaggiante” tra Strasburgo e Bruxelles.
Chi lo guida
A presiedere l’assemblea è la maltese Roberta Metsola (PPE), eletta per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile: la sua attuale presidenza è confermata fino al gennaio 2027, quando l’emiciclo tornerà a votare per la seconda metà della legislatura. Il presidente rappresenta il Parlamento verso le altre istituzioni e l’esterno, dirige i lavori dell’aula e, insieme a quattordici vicepresidenti e cinque questori, compone l’Ufficio di presidenza, l’organo che ne governa l’attività interna.